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Mangiare la musica

Musica e cibo

 Mangiare musica

 

 

                                                                                   «Quando non sai cos'è, è jazz!»

                                                                                                            A. Baricco

 

 

Descrivere un   genere musicale è  come raccontare un colore ad un   cieco: anche se la descrizione

sarà particolareggiata rimarrà il fatto che lui, quel colore, non l'ha mai visto. È come scavare nel

marmo per tirare fuori una statua con uno scalpello troppo grande: si ridurrà solo il blocco in mille

pezzi. Per questo ora non vi descriverò il jazz, ma proverò solo a buttare giù qualche macchia di

colore, a spruzzare del profumo nell'aria, a farvi scivolare della seta sulla schiena.

Immaginate   una   sala   di   ristorante:   luci   come   se   il   sole   stesse   tramontando   lì,   in   quel   momento. Tovaglie bianche quasi fino al suolo che si muovono insieme ai vestiti delle donne, trasportate da quella   brezza   dolce.   Immaginate   di   sorridere   al   cameriere   mentre   vi   avvicina   la   sedia   per   farvi accomodare, di prendere in mano il menù, dopo aver appoggiato il tovagliolo sulle vostre gambe.

Pregustate già la bontà dei piatti che assaggerete, mentre sorseggiate un vino leggero, frizzante. Poi

un suono scorre lungo la tovaglia, risale fino al vostro orecchio e bisbiglia, chiedendo attenzione.

Voi   vi   voltate,   seguendo   quella  nota   e  i vostri   occhi  danzano   con   le   mani   del   chitarrista.   Mentre ondeggiate leggermente il menù a tempo di musica, il vostro stomaco viene risvegliato da un suono

profondo, ritmico: è il contrabbasso. È la pulsazione che parte dal cuore e continua fino all'addome

dove rimane, accompagnando l'antipasto che state cominciando a gustare. E poi da lontano, da New

Orleans, stagliato sopra le vostre teste, i due strumenti cominciano un passo a due; leggero ma pieno,

come l'olio versato sul risotto: si espande, senza perdere la sua forma. Assaggiate un boccone del

primo e nel vostro corpo si spande una sensazione di leggerezza.

 

 

Vi chiederete che musica sia: sappiate che questo non è il jazz.

Questo è il jazz gustato nei ristoranti del nostro gruppo. 

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